Il furgone rubato finisce in Serbia – Caccia al ladro con il satellite

 Mariano Comense 21 novembre 2014

Doveva servire per un matrimonio. Invece è stato smontato per rivendere i pezzi. Il padrone lo ha recuperato dopo un inseguimento durato 1.400 chilometri

Una roccambolesca caccia al furgone attraverso mezza Europa. Un inseguimento a rotta di collo conclusosi con un lieto fine: ovvero con il recupero senza colpo ferire del veicolo trafugato. Protagonista dell’avventura che sembra uscire direttamente  da un action movie è Alessandro Burgio, titolare dell’omonima impresa di noleggio, vendita e assistenza autocarri sulla Provinciale 32, a Novedrate. La storia inizia nella mattinata di venerdì scorso, quando alla ditta si presenta un uomo che, carta di identità alla mano, si presenta come  Emanuele  Mazzola,  42enne originario di Palermo ma residente a Rovereto, in Trentino.

Il documento con  ogni probabilità  è falso, come false sono le generalità che  vi sonno scritte sopra, ma Burgio non lo può sapere. E quindi lo prende per buono.   «Quell’uomo è venuto qui e ha noleggiato un furgoncino da nove posti – racconta- un Fiat Scudo Panorama, per la precisione.    Diceva che gli  serviva per partecipare a un matrimonio a Valmorea».

L’accordo: L’intesa era che il mezzo avrebbe dovuto  essere  riconsegnato lunedì mattina. E così l’affare viene concluso.     «Se non che – prosegue Burgio – sabato pomeriggio facciamo un controllo di routine attraverso il Gps montato sul furgone. E così scopriamo  che lo Scudo si trova a Trieste. Poi da lì in avanti il segnale sparisce».  In realtà, in quel momento il Fiat ha già passato il confine   e si sta  addentrando  nella   Mitteleuropa. «Il localizzatore satellitare  non era configurato  per  l’estero – spiega Burgio -allora lo configuriamo e scopriamo che il furgone sabato pomeriggio era in Ungheria, e che poi quella sera stessa aveva continuato il proprio viaggio fermandosi a Cacak, in  Serbia».

Il Fiat Scudo non è più nuovo di zecca. Ma vale pur sempre 12mila euro. Così Burgio non ci pensa due volte. Dopo aver denunciato i fatti alla tenenza dei carabinieri  di  Mariano  insieme a due collaboratori, sale su un’auto e si mette in moto, lancia in resta, per recuperarlo.

«Siamo partiti alle 20 senza nemmeno mangiare e senza nemmeno lavarci – ricorda – ci siamo fatti 1400 chilometri filati senza praticamente mai fermarci.  Siamo arrivati alle 8 di mattino, dodici ore dopo.

Ci ha guidati la centrale operativa della MLS, l’azienda di Milano che ci ha fornito i localizzatori.

Grazie alle immagini dal satellite, ci hanno descritto anche gli edifici che si trovavano attorno al furgone, in modo che potessimo riconoscere esattamente la zona in cui si trovava».

Il faccia a faccia: Burgio e i tre collaboratori giungono infine da uno sfasciacarrozze. «Il furgone era stato già parzialmente smontato – dice – gli mancava tutta la parte davanti. Probabilmente lo stavano smantellando per vendere i pezzi di ricambio».  «Secondo me è stato determinante il fattore sorpresa – prosegue – il demolitore si è visto arrivare dal nulla tre persone, all’improvviso , che reclamavano il furgone. Non c’è stato bisogno né di minacce, né di usare la forza. Quando gli abbiamo spiegato la situazione, ha rimontato il furgone, targhe comprese, e ce lo ha restituito.

Poi abbiamo scoperto che sopra era stato installato un accessorio che serve per disturbare le onde del Gps. È illegale, ma è in circolazione lo stesso. Su internet lo si compera con 50 euro e ha ottime recensioni. Purtroppo per loro, lo hanno montato quando erano già arrivati a destinazione, così abbiamo potuto localizzare ugualmente il furgone. Quando ci hanno ridato lo Scudo, ci siamo rimessi quasi subito in viaggio: erano le 10 e all’una di notte eravamo di nuovo a casa».

Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. Se non fosse per un particolare. «Quel Mazzola, o come diavolo si chiama per davvero – chiosa Burgio – lui in Serbia non c’era, dopo venerdì non lo abbiamo più visto. E chissà dove si trova adesso, libero di combinare qualche altro tiro dei suoi».

LA PROVINCIA  – GIOVEDI’ 27 NOVEMBRE 2014

Novedrate, ENRICO ROMANÒ

 

2017-10-12T21:42:21+00:00 28/11/2014|